PITTURA - LETTERATURA

Annalisa Piergalini

"RACCONTO OBLÒ"
Su questo racconto sono state sviluppate le performance "OBLO" e "ISTANTANEE DI UN RACCONTO" realizzate dal Gruppo Seblie

<< mostre
<< gruppo
I conigli
Cliccare sulle immagini per ingrandirle
Deliri 1
Deliri 2
Sono nata alle cinque e mezza di mattina, il 6 6 del '72. Cominciato all'età statale a scrivere, ho continuato per gusto e disperazione. A diciannove anni ho pubblicato una poesia e tre racconti nella raccolta, tutta femminile, Streghe a fuoco, curata da Joyce Lussu (e dal fotografo Raffaello Scatasta, Transeuropa, 1992).
Poi sono andata a Roma e mi sono laureata in psicologia con la tesi: Isteria e femminilità nella teoria di Lacan e ho collaborato per diversi anni con il prof. Gennaro della cattedra di Psicologia della Personalità.
Da precaria senza laurea sono diventata una precaria con la laurea, lavorando in svariati campi della salute mentale e non, soprattutto come operatrice in comunità, case-famiglia e assistenza domiciliare, ma anche come docente in seminari e corsi di formazione e aggiornamento. Mi sono specializzata in psicoanalisi lacaniana con una tesi sull'autismo e la schizofrenia infantile, dal titolo: A chi toc?
Ho pubblicato articoli e recensioni su riviste specializzate, come il Giornale storico di psicologia dinamica, notes magico e La Psicoanalisi.
Il primo romanzo Sciawerta, ancora inspiegabilmente in attesa di essere pubblicato, è stato scritto nel 1998. Nel 2000 esce Costernata la signora, per la Sovera, Roma.
Nel 2004 Oblò un racconto-poesia viene esposto con i quadri tondi di Vincenzo Lopardo pittore lucano, ascolano d'adozione. Lo stesso testo accompagna i movimenti di quattro corpi su impalcature di tubi innocenti, nella performance del gruppo Seblie alla Biennale di Arti Nuove di San Benedetto del Tronto. Con il gruppo ho lavorato anche alle altre performance a partire da dicembre 2003.
Come pittrice autodidatta ho partecipato a numerose collettive di pittura.
Pile di A4 con racconti e sognetti fremono fuori dai cassetti!

OBLÒ
Racconto circolare

E non bastano le parole,
a volte invece avanzano straripano e ti accecano
Le parole ingannano, narrano, nannano
A volte le parole sono tutte per te
prendono ad amarti, così, senza ragione
ti avvolgono, ti abbracciano, ti soffocano
Le parole possono mettersi tutte contro di te
prima ti accerchiano, ti seducono
e poi, non si sa come né perché, prendono a perseguitarti
ma le parole sono come battiti di cuore
necessarie quasi come dormite

Ho una storia da raccontarti, se no non sarei qui
e voglio raccontartela nel modo più semplice
cioè com'è andata

Una volta bastava uno specchio per non perdersi
avevo braccia e mani, mente e corpo
Ma la mente schiacciava il corpo
che ansimava chiuso in prigione
Cercavo la formula magica
per spalancare le porte
liberare la mente
e far volare il corpo

Una mattina la risposta arrivò
e quella immensa creatura fucsia
venne a trovarmi
a dirmi chi ero
e tutto quello che sapeva di me
La voce divenne una lontana didascalia
le parole arrossirono
e le rose erano carne
e la carne era dappertutto
Il corpo era mio
allora che finalmente era mio
ecco che mi fu rubato

Mente e corpo trovarono un accordo
schiacciarono il cuore
e il cuore lanciò un grido
ma nessuno lo udì
perché la scritta era troppo lontana
e nessuno riusciva a leggerla
La voce era scomparsa
solo occhi
montagne di occhi
cascate di sguardi
indigestione di occhi
Allora pezzi di corpo presero a vagare per conto loro
ecco una spalla che finisce a terra
ecco il fegato che si mette a russare
ecco la pelle che si mette a strisciare
e piano piano
la pelle finì per foderare le pareti
e così
sola
persi anche gli occhi

Certo allora
tutto questo mi sembrò molto bello
il corpo in espansione
la mente ripudiata
le parole negate
e i silenzi
i silenzi
i silen…

Ecco che arrivò:
uno specchio nuovo di zecca
diventò i miei occhi
diventò la mia pelle
diventò tutto quello che avevo dimenticato
E il mio nuovo specchio
era sempre lì
perfetto

Non so perché l'ho rotto
fu il cuore credo
che non voleva saperne
o non poteva
E decise lui per me
distrussi quello specchio
perché aveva inghiottito i miei sogni
perché aveva rubato i miei occhi
perché mi amava
diceva

C'era solo l'odore della sua pelle
e nient'altro

Ho una storia da raccontarti
per questo voglio incontrarti
Una volta credevo d'impazzire
perché le parole erano tornate tutte insieme
e senza preavviso
erano tornate per accusarmi
forse si erano risentite
per via del mio abbandono
Vennero tutte insieme
sulla bocca di tutti
a dirmi chi ero
e cosa mai si diventa:
una di loro.
Le parole presero a perseguitarmi
ad ogni angolo di strada
su ogni giornale
da ogni schermo

Questa storia
è un tango che non ha guide
è una danza che non ha eguali
Ho una storia da raccontarti, se no non sarei qui
e voglio raccontartela nel modo più semplice,
cioè com'è andata
Già, come se fosse possibile
E invece no, non si può
Allora che si fa?

C'era una volta Calimero
che era piccolo e nero
voleva tanto uscire dall'uscio
un giorno il guscio si sgretolò
un giorno che durò così a lungo
che il sole non voleva andar via
e i sogni avevano smesso di spiare
deserto di carne che sbrana fiori
mare di sabbia che frana
Calimero piccolo e nero
diventò il rosso del fuoco
il verde dell'erba
l'odore del cosmo
e quello del buio
Calimero si mise
in un angolo
per troppo cibo
vomitò
tanto che alla fine
era tutto bianco
Era lì col suo guscio rotto
e il becco giallo

Ho una storia da raccontarti
e quando avrò finito
ti sentirai un palloncino sgonfiato
ma tu non avertela a male
perché puoi smettere quando vuoi
perché io saprò lasciarti andare
col mio regalo a fianco del cuore
e non dovrai cercarmi più
perché so che non mi ami
ami solo quello che posso regalarti
e quando sarà tuo
non saprò trattenerti
Dimmi bugie
cantava una canzone
ma io non so mentire
e tu non me lo perdonerai
Ma ora vieni qui
accanto a me
voglio farti sentire quanto spazio c'è
sembra infinito
ma diventerà un buco
un punto solo
nessuno può sopravvivere lì
neanch'io
per questo t'invito
E di cosa hai paura?
Non perderai che quello che avanza
e il sole sarà ancora più caldo

Ho provato a mentire
ho provato a credere
ma quello che trovo
finisce per inglobarmi
e lo farai anche tu
e allora io dovrò fuggire
o dovrai farlo tu
Ma per ora non temere
i sogni non hanno odori
non possiamo riconoscerli
possiamo solo viverli
trasformarli
prigioni o pinacoteche

Sì lo so
se solo volessi
potrei discriminare
ma ho provato a mentire
ho provato a credere
ma i sogni non hanno odori
e così si confondono
i miei i tuoi quelli di tutti
Ma ora siediti
o corri, se preferisci
la mia voce ti seguirà ovunque
come la nuvola di Fantozzi
come il canto delle sirene
come lo smog di scarico
la mia voce sarà dolce
e sarà con te come un letto di fiume
ti sarà accanto nel sonno
ti cercherà nei sogni
e ti crederai in trappola
e mi crederò persa
e fuggiremo
ma non insieme
perché ognuno prosegue la fuga
che aveva cominciato prima
perché ognuno sarà piccolo e nero
ognuno sarà di nuovo acqua, sale
e gelatina appiccicosa
Ma c'è tempo per questo
ora c'è solo una caramella
morbida e fucsia
di quei colori precisi
che possono prendere i sogni
e trascinarti con loro
nella realtà

Perché i sogni non hanno odori
non puzzano né seducono
ma fanno entrambe le cose
senza curarsi di te, di me o di nessuno
Ora vieni qui e scaldiamoci un po'
perché il sangue scorre in incognito
ma la mia voce non può fermarsi
non può smettere nemmeno per un secondo
e tu sai che parlava da prima
e parlerà anche dopo
perché questo rubinetto
me l'hanno dato così
come le fontane di Roma
ospitale come prati inglesi
e gratis come montagne
Puoi mandarla in un'altra direzione
quest'acqua,
ma non si può fermare

Adesso basta parlare
ho una storia da raccontarti
cosa accadde dopo lo schianto
cosa rimane della caduta
e non dirmi che è stato una volta sola
e non dirmi che non cadrai più
Ma so che non lo dirai
Starai zitto
e non farai previsioni
mentre tesso montagne di corde
reti merletti e trini
tesso come Penelope
avrebbe fatto anche se Ulisse
non fosse più tornato
Una maglia di nastri adesivi
piccoli occhi incastonati in mezzo
pezzi di braccia, nasi, orecchie e urla
reticolo di microfibre
groviglio di un pezzo di carta
senza alcun valore
se non quello che vorrai dargli
banconota falsa su falsa filigrana
di una stupida banca di un falso sistema
o trama della tela
incroci di maglia
avanzi di sarto

So che saprai farlo
saprai girare il filo
intorno al fuso
e tornare in te
dopo la fusione
sentire la temperatura scendere
e il fuoco perdersi
ma non ti sentirai solo
ecco un'altra palla
un occhio nella montagna di occhi
e la mia voce
sarà sempre con te
e quando l'avrai dimenticata
ti racconterà com'è andata
Come mai non te l'ha detto prima?
Perché non poteva
come non può ora
che svolazza a fianco della tua testa
e ti carezza le punte delle dita
ma tu non ti agitare
lascia stare il corpo
lui è qua con noi e vive
di sogni anche lui
non c'è vita senza cornice
ma la cornice ha la stessa consistenza del quadro
e la trama della tela, il dietro del davanti
e le lacrime e le risate
sono tutte per te

Non volevo dilungarmi tanto
è che aspettavo una parola
per cominciare
una parola che non arriva mai
Certo non dev'essere quella
perché quando la pronuncerai
avrò solo un pugno nello stomaco
e il corpo comincerà ad implodere di nuovo
Questo fondersi e diffondersi
non ha niente a che fare con noi
se ne frega di noi
Ti ho promesso una storia
e non ti deluderò
anzi, visto che insisti,
eccoti la storia
ho indugiato anche troppo
la lingua non ha ossa
ma ossa rompe
la lingua si infila nelle fessure
e incanta le orecchie
percorre kilometri
senza asciugarsi
lascia scie di lumaca
ma può anche correre
motorizzarsi
staccarsi
abbandonarti
e non tornare più
Si arrotola su se stessa
strozzandoti in gola
può legarti mani e piedi
può battere smaniosa sul palato
ma tu non te ne curare
ciucciala lentamente
non usarla tutta
tienine un po' anche per me
se puoi
se vuoi
Io parlo solo per via di quel guasto al rubinetto
puoi farmi tacere se vuoi
ma la lingua tornerà a premere sulle nostre ossa
solo i sogni non hanno odore
e non puoi riconoscerli
Puoi riconoscere la lingua
le ossa e i mangiatori di ossa
E allora sarai un cercatore in fuga
o forse lo sei stato e non lo sei più
Forse Penelope ha dato via le sue ossa
e deve tramare per forza
non sa fermarsi
Ulisse tornò
e lei non riuscì a smettere
di tessere
oppure vissero felici e contenti
Ma allora che fine ha fatto il telaio?

E non bastano le parole
e forse non basteranno mai
a volte invece avanzano
prepotenti e tenere
e oscillano come pendoli
tra te e me senza essere di nessuno
scavalcano
scolano
s'accavallano
solcano
salgono
salano
saltano
sudano
sibili
di sibille
lontane/vicine
Ma le parole non bastano mai
a volte invece avanzano straripano e ti accecano
le parole ingannano, narrano, nannano
A volte le parole sono tutte per te
prendono ad amarti, così, senza ragione
ti avvolgono, ti abbracciano, ti soffocano
Le parole possono mettersi tutte contro di te
prima ti accerchiano, ti seducono
e poi, non si sa come né perché,
prendono a perseguitarti
Ma le parole possono anche non fare male
per questo siamo qui.

Annalisa Piergallini

<< torna su

<< i libri