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MOSTRA ANTOLOGICA
Maxs Felinfer

Il giardino erboso
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. ......................L'Arte riguarda tutti. La tua opinione è importante
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Abbiamo ritenuto che gli scambi d'idee riportati di seguito abbiano un valore chiarificatore e che, quindi, possano essere anche di vostro interesse.
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I diversi contributi vengono inseriti in questa pagina nella lingua in cui essi ci arrivano
Mandate i vostri commenti sulle idee espresse in questo sito a: info@seblie.com
Discussioni sui commenti del Sig. Luigi Arista
Risposta Gruppo Seblie Preghiamo vivamente che i contributi siano attinenti ai temi trattati nel sito. Grazie
Replica Luigi Arista

IL RUOLO DELL'ARTE NELLA SOCIETA' DI OGGI

1) In tempi difficili l'arte può essere utile a riequilibrare valori e priorità? Come?

2) Fare arte può aiutare a prevenire o combattere lo stress?

3) Credi che l'arte possa essere uno strumento di lotta non violenta per la libertà?

Invia le tue opinioni a info@seblie.com
Le risposte saranno pubblicate in questo spazio.
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Commento di Anna Cecilia Paoletti
Commento di Carlo Volpicella
Commento di Patricia Vena
Commento di Iginia Bianchi
Commento di Iginia Bianchi
Commento Anna Cecilia Poletti

Contributo del Sig. Rolando Contento
Contributo del Sig. Oscar Tarrio
Contributo del Sig. Alejandro Schmitt
Contributo della Sig.ra Iginia Bianchi . 1° contributo
Contributo della Sig.ra Iginia Bianchi . 2° contributo
Contributo della Sig.ra Elisabetta risposta
Contributo del Sir Luigi Arita risposta
Contributo di Maxs Felinfer risposta
Contributo della Sig.ra Iginia Bianchi replica
Contributo di Maxs Felinfer replica
Contributo del Sr. Sergio Santili
Contributo Sig.ra Iginia Bianchi - Conclussioni
Contrib uto del Sig.Luigi Di Nunzio
LUIGI ARISTA
Ho visitato il vostro sito e letto i vostri intenti generali, e fra questi ho colto alcune cose secondo me importanti. Ritengo fondamentale considerare l'arte in funzione della "libertà" creativa, e perciò liberata da tutte le regole preordinate o riordinate dei critici che la vogliono codificare. La critica può cercare di capire "perché funziona" un'opera d'arte, però non dovrebbe mai affermare "che significa". Ma su questi argomenti c'è stato un intenso dibattito fra strutturalisti ed ermeneutici nella seconda metà del novecento, e non è qui che se ne possono sintetizzare gli esiti. Detto questo, tuttavia, penso che voi dobbiate ulteriormente approfondire l'origine del vostro pensiero e il senso di quel che fate. A meno che non sappiate esprimervi, cadete in profonde contraddizioni, fra le quali scelgo quelle sostanziali. Prima: se l'arte sta nella "libertà" creativa, perché si identifica con un "ancestrale" bisogno? Ancestrale vuol dire "che proviene da antiche e permanenti condizioni di mancanza di libertà". Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà, oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le cose? Secondo: se l'arte è "libertà" creativa, come può servire a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso dell'analisi semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia la convenzione di un codice con la libertà di espressione?
Sarei grato di una risposta. Comunque complimenti per la buona volontà, che serve sempre e che potreste mettere a disposizione dell'ulteriore crescita di voi stessi, oltre che di chi vi segue. Saluti.
Luigi Arista

 

Signor Arista,
siamo lieti di aver ricevuto il suo messaggio e del fatto che lo stesso abbia un senso ben definito, una massiccia decisione di esprimere la sua volontà di criticare o confrontarsi con le nostre idee, elogiando e contestando i diversi aspetti espressi nei testi riportati nel nostro sito.
Riguardo il suo commento sulla solita partecipazione dei critici nel campo dell'arte non possiamo che trovarci pienamente d'accordo con lei, infatti abbiamo dato una risposta ai critici molto tempo fa, dicendo: "L'arte è un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità".
Riteniamo importante sottolineare che usiamo la parola "arte" perché la consideriamo un'icona che dà una larga idea di cosa ci occupiamo. Se, però, per arte s'intende soltanto ciò che proviene dalle strutture accademiche, dalla definizione dei critici o dalle avanguardie già incorporate nell'ambito artistico-commerciale, allora la nostra attività sensibile si chiama "SEBLIE" o "SEBLISMO" (parola inventata).

Per rispondere alla prima contraddizione che lei riscontra nei nostri testi, dovremmo cominiciare dalla definizione di "ancestrale". Non avendo riscontrato tra le fonti da noi interrogate alcuna definizione che si avvicini a quella da lei citata, le riportiamo la definizione riportata da diversi vocabolari e dizionari della lingua italiana: "Dizionario Sandron della lingua italiana", "Vocabolario della lingua italiana dell'Istituto Enciclopedico Treccani", "Zingarelli" e altre fonti desunte da internet. Tutti i vocabolari e dizionari prima citati riportano, con variazioni non sostanziali, la medesima definizione di ancestrale: "atavico, primordiale; caratteri somatici e psichici ancestrali, sono detti in biologia quei caratteri che si suppone si trovassero anche nei nostri antenati". Non ultimo e interessante la definizione che abbiamo trovato in un vocabolario web che così definisce la nostra parola: "Atavico, riguardante un passato remoto, spesso con riferimento a dati e a motivi della discendenza e della tradizione sentiti come reconditi e inspiegabili, fuori dalla razionalità".
L'uso della parola "ancestrale" nel seblismo si riferisce a quei contenuti che sentiamo, ma che razionalmente non siamo in grado di definire. Vogliamo riferirci a quei sentimenti che all'inizio sconvolsero l'animo umano, nel momento dell'incontro tra l'uomo e lo sconosciuto, l'incontro sopraffacente con lo spettacolo della luna, del fuoco, dei fulmini eccetera, eccetera... Questi straordinari fenomeni che l'uomo si trovò davanti e che risolse nei secoli, prima attraverso rituali magico-religiosi, più tardi con la razionalità (materialismo), riassumendo in poche parole, lasciarono comunque dei segni nell'inconscio umano.
Alla sua domanda: "Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà, oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le cose?", noi rispondiamo: "entrambe le cose sono vere" poiché l'una non esclude l'altra. Possiamo, però, parlare di "autoconoscenza", che è il primo passo per definire la propria libertà, seguendo un percorso mirato a raggiungere ed esprimere quei contenuti, appunto, ancestrali del nostro inconscio. Per noi la strada più adatta è l'arte. Ce ne saranno sicuramente molte altre.

Per quanto riguarda la seconda contraddizione che lei ci fa notare: "se l'arte è "libertà" creativa, come può servire a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso dell'analisi semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia la convenzione di un codice con la libertà di espressione?", possiamo dire che la sua interpretazione della parola "comunicare" risponde solo e assolutamente alla logicità dei codici del mondo moderno, nel quale ogni cosa ha una rappresentazione (codice) specifica. Quando entriamo, però, nel mondo delle sensazioni, sulle quali si basa il Seblismo, la comunicazione non è altro che la trasmissione e la ricezione delle stesse. Anche senza codici stabiliti. E' soltanto un flusso di sensazioni. Vogliamo dire che questo non è comunicare? Allora, diamo un altro nome a questa interazione, l'essenza sarà comunque la stessa.
Quando, nel suo sito, lei dà alla poesia quella ulteriore valenza, al di sopra della razionalità interpretativa materialista, intesa come ispirazione o appartenente al mondo metafisico, credo stia parlando dello stesso ambito nel quale il Seblismo colloca l'origine, l'essenza, che produrrà, poi, a modo di fenomeno, nella cosmografia emotiva, le sensazioni.
Lei stesso appunta il fatto che nessuna razionalità, in quanto raffinata e frazionata in una divisione infinitamente piccola, potrà mai descrivere l'integrità del sentimento, provenga questa ispirazione dall'animo umano, dal mondo spirituale, dall'inconscio recondito, o dalla scura metafisica.
Per quanto riguarda la limitazione che lei impone alla comunicazione, restringendola esclusivamente alle regole codificatrici dei simboli interpretativi fissi, potremmo aggiungere che la vastità della cosmografia sensitiva supera di gran lunga l'immaginazione del pragmatismo accademico. Logicamente, non verranno scritti trattati con le sensazioni, dato che esse appartengono al contatto umano diretto, ma recuperare le risorse umane primarie, ormai perse dall'essere moderno, mi sembra un'impresa valida.
Su questi argomenti sono stati scritti tre libri, uno in spagnolo e portoghese, uno in italiano e un'altro tradotto dallo spagnolo all'italiano, chiaramente non sono concetti che si possono riassumere in una e-mail. Comunque crediamo di aver dato una minima risposta ai suoi quesiti, che valutiamo per noi molto stimolanti.

Ricevere la sua mail ci ha anche dato la possibilità di conoscere i suoi lavori, i suoi scritti e il progetto che state portando avanti che riteniamo interessanti, anche per la vicinanza con le nostre idee, pur nella loro diversità.

Cordiali saluti,
Maxs Felinfer, Patricia M. Vena, Roberta Lucianetti (Integranti del gruppo Seblie)


Replico ringraziandovi sentitamente per la risposta e il suo tono. Chiarisco che la mia forma "critica" non vuole, o meglio non vorrebbe ma poi lo è, essere una superbiosa contestazione del lavoro altrui. Il fatto è che, a partire dall'età delle mie prime consapevolezze, ero insoddisfatto, poi deluso, quindi irritato, infine infuriato contro la sciocca quanto arrogante interpretazione ufficiale e "dominante" dell'arte, perché le consapevolezze nascevano da un modo assolutamente diverso di percepirla. Inoltre, in passato come oggi, avrete notato anche voi quanto spesso il senso dell'arte è asservito a un'ideologia, materialista o spiritualista (e io non "vedo" che le ideologie sono finite, vedo che quella supercapitalista, consumista e spettacolarista ha sopraffatto le altre), e quanto spesso gli artisti, i pensatori e i ricercatori che si pronunciano a favore di "visioni" artistiche alternative o sono inglobati nella logica commerciale e della scientificità accademica o sono "silenziati" dai poteri della cultura dominante, a mano a mano che ci globalizziamo sul modello americano. Allora (forse sono anch'io un integralista) vorrei che molti uomini trovassero una salda univocità di sentimento e pensiero, per poter contrastare la "potente" stupidità della "cultura" artistica ufficiale. La ricerca di quella univocità mi spinge all'irruenza che avete notato. Tuttavia il vostro "modo" e le vostre spiegazioni mi hanno riportato alla necessità di comprendere le differenze, come accade spesso fra me e mia moglie, che è l'altra curatrice del sito di emèresi. A proposito, anche emèresi è una parola inventata, e ciò mi conforta ulteriormente.

Mi consento alcune precisazioni. Il significato che attribuisco alla parola "ancestrale" dipende dal senso che se ne dà in buona parte della letteratura psicoanalitica ed esoterica, mentre per la parola "comunicazione" il senso è ripreso dall'uso che se ne fa nelle stesse scienze della comunicazione, compresa la semiologia. Con ciò voglio dire che, siccome per essere davvero creativi bisogna superare le definizioni dei dizionari, in quei riferimenti anch'io ho notato un pochino di irritazione da parte vostra. Credo però che a questo punto le eventuali incomprensioni "di tono" siano risolte, mentre per me sono chiari adesso i significati di quel che non avevo capito. Se le cose stanno così, forse sarebbe utile ed efficace anche una qualche forma di collaborazione, o magari di ulteriore discussione.

Infine, nel caso aveste tempo e voglia di navigare come io continuerò con Seblie, approfitto per segnalarvi un'altro sito web, www.sylloge.it, di una associazione culturale che ho costituito recentemente.

Cordialmente.
Luigi Arista


Luigi Arista
Io sono Maxs Felinfer, (anche il mio nome d'arte è inventato. il mio vero nome è Felix Norberto Ferrucci), sono il presidente dell'Associazione Culturale Seblie e fondatore, nonché conduttore, del gruppo d'arte Seblie.
Devo dire che la tua infuriata contro i padroni della verità mi è piaciuta, non solo perché in essa sono contenuti tanti dei miei personali risentimenti contro la superba cultura dominante, che, oltre ad effettuare su di noi le castrazioni da te elencate, ci sommerge anche nel denigrante sentimento negativo che comporta dover infuriarsi inutilmente (non so perché immagino che qualcuno ci guarda mentre perdiamo la compostura), ma perché mostrano più fedelmente la tua umanità, debolezze comprese. Grazie per coinvolgermi con tanta generosità nella tua vita. Nel momento di leggere la tua prima E-mail, prima di visitare il tuo sito, mi eri sembrato uno della loro casta.
Per quanto riguarda il modello "NORD AMERICANO", americano degli USA, ho protestato, senza che nesuno mi desse ascolto, con il quadro della ruota (che puoi vedere nel sito Seblie) e con la frase che segue:
Una società che dimentica gli interessi di coloro che la compongono, trasforma la vita comune in un travaglio inutile sia alla società che al singolo individuo.

Nel lavoro che sto ultimando per presentare nel Museo e Pinacoteca di Teramo, ho affrontato di petto il problema della globalizzazione che tu menzioni, riportando l'opera all'ambito del recupero di elementi che dovrebbero essere futuro e che si trovano ormai ad essere rifiuti. Utilizzo pezzi di computer integrati all'espresione pittorica ecc. ecc.

Non credo sia accaduto per caso, ma per presentare l'opera ho scelto un testo che sento è molto legato ai nostri discorsi precedenti. Te lo sottopongo.

PASSATOFUTURO

Obiettivo dell’opera:

L’opera d’arte, strumento espressivo iniziatico nell’uomo, tende un ponte verso la nostra interiorità svelando aspetti che ci sono sconosciuti sino a quando, nel travaglio di realizzare l'opera costruiamo un caleidoscopio che ci ridà pezzo per pezzo aspetti di noi stessi.

La crescita interiore, la serenità, la consapevolezza di sé sono stadi che si raggiungono, e i ponti che ci porteranno fino ad essi dovranno essere costruiti, se necessario, con le macerie del passato. Sarà importante, in questo evento trascendente, avere la massima lucidità per capire l’entità del nostro impegno.

Quest’opera pretende di prolungare la vita di un pezzo di futuro già scartato e di esibirlo, affinché l’osservatore possa comprendere l’assoluta superficialità con cui tale gesto è stato compiuto.

La pretesa non è quella di sacralizzare o mistificare una scheda di computer probabilmente funzionante o un rubinetto al quale basterebbe cambiare la guarnizione, ma di allertarci riguardo un andamento del nostro tempo che tende a mettere l’uomo nello stesso scomparto del pezzo di computer scartato.

Non é affatto semplice, una volta acquisito il vizio della pigrizia vitale, reagire al degrado della nostra propria condizione umana. Contempliamo impassibili come i più importanti pregi dell’essere si mercificano inesorabilmente.

Credo sia compito dell’arte dare l’allarme. Non soltanto per evitare che le persone vengano trattate come rifiuti negando loro la propria dignità, ma per svegliarle dal letargo che fa di loro degli esseri superficiali, incantati dai fuochi d’artificio che la modernità propone senza sosta. Questo basterebbe per riattivare quell’energia essenziale che é alla base della creazione, della comunicazione, del senso più alto dell’esistenza stessa.

Non sono così qualunquista da pensare che l’opera quì presentata sia per sé stessa il totale arco del pensiero appena abbozzato, ma vorrei riservarmi la paternità del gesto compiuto. Per arrivare in Cina è necessario dare un primo passo che in verità non ci sposta poi così tanto dal marciapiede di casa. Tutto il resto verrà come conseguenza dell’esercizio che questo meccanismo decisionale comporta.

Più dignità conferiremo a tutto ciò che ci circonda, maggiore sarà il rispetto con cui verremo trattati.

Più sensibilità avremo nella comprensione degli atti della vita, maggiore sarà la serenità che caratterizzerà la nostra esistenza.

Più conosceremo noi stessi, più diritto avremo di ritenerci parte dell’universo.

Un cordiale saluto a te e a tua moglie, e complimenti per il lavoro che fate sui siti.
Anche noi crediamo che possa essere interessante un rapporto di collaborazione. Se volete possiamo cominciare con lo scambio dei link.

A presto
Maxs

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ROLANDO CONTENTO
Hola Maxs, voy a hacer todo lo posible por escribir
algo coherente y que se entienda de alguna manera (no, no poniendolo en
una maquina decodificadora, no).
Empecemos: Dejame pensar en voz alta (en escritura tecleada para ser
mas preciso)


1) EL ARTE ES UNA EXPRESION DEL SER HUMANO, CUALQUIER OTRA PRETENSION
ES SOLO VANIDAD.

1) el arte es una expresion del ser humano, es verdad aunque entre
nosotros la vanidad puede estar disfrazada de "expresion", que es lo
que uno esta harto de ver en casi todas las personas, y en muchas que
se autotitulan "artistas" sin saber muy bien lo que el termino
significa.

2) PROMOVER EL ARTE COMO EXPRESION ESENCIAL DEL HOMBRE, MEJORA LA SALUD
DE LA SOCIEDAD.
Simplificando: SENSIBILIZAR EL HOMBRE, MEJORA LA SALUD DE LA
SOCIEDAD

2) De esto no tengo ninguna duda, (sacando algunos "raros" ejemplos
(que no son ni fueron tan raros de ver) en la historia de nuestra
humanidad (en muchas epocas se ha destruido arte por el bien de la
sociedad, para la entrada de un "nuevo"- nuevo- arte, que, en realidad
paso a ser arte (otra vez), pero a costa de una destruccion (PREGUNTA:
es la destruccion una forma de arte? (quizas todo arte tiene algo de
destruccion, no?, cuando esculpo algo estoy destruyendo la forma
anterior, cuando estoy haciendo una pintura con cada trazo que doy
estoy destruyendo la pintura anterior (en estos momentos estoy sobre la
idea de hacer pinturas "inconclusas" como una forma de expresion, es
decir, encontre un estado de tension al lograr dejar algo sin terminar,
y me esta gustando, es muy fuerte, porque uno siempre quiere "terminar"
su obra, por eso me vino a la mente la frase anterior esa de
destruccion, me da vueltas y vueltas...
Entonces quizas habria que promover el arte si, pero sin destruir el
arte anterior, no? (aunque no se, ahora me acuerdo de la estatua de
Lenin cuando la tiraron y alguien saco una foto, esa foto ahora ya es
arte, se podria exponer en os museos, venderlas en las galerias de
arte, de ultima quizas el arte no fue la estatua de Lenin sino que fue
mas importante que ahi en esa epoca el hombre se expreso
artisticamente, con toda su furia, y cometio una obra de arte...(ley
numero 1), no? (Fue Neron un artista?) o fue algun "artista" el artista
que pinto la escena de Roma en llamas?, sin la Roma en llamas no
hubiera existido esa obra., hummmm, complicado, no?, pero yo
particularmente me quedo con la idea de no romper nada, conservar todo
(Guillermina me dice que soy una rata, un topo, un roedor (ella trabaja
con ratones y dice que son los bichos mas lindos que hay sobre la
tierra, con decirte que en la oficina tiene una coleccion de ratones de
todas partes del mundo, llamese tarjetas de navidad con ratones,
titeres, tacitas, etc etc.
Entonces simplificando, si me parecebien la 2, pero no detruyendo lo
anterior (aunque sea por razones politicas).
Tambien y entre nosotros, si se empieza a sensibilizar al hombre quien
mata a los chanchos? y a las vacas?, no podrias comer esos bifecitos
que tanto te gustan...,seriamos tutti vegetarianos (yo ningun problema,
aunque si me gusta el huevo, (en omelette))

3) UNA SOCIEDAD QUE OLVIDA LOS INTERESES DE AQUELLOS QUE LA COMPONEN,
TRANSFORMA LA VIDA COMUN EN UNA FATIGA INUTIL SEA A LA SOCIEDAD COMO AL
INDIVIDUO.
La 3 es perfecta, no tengo nada que acotar, aunque no dejo de pensar
que si no hubiera sido por los pobres negros del africa que hicieron
este pais donde estoy ahora, yo no estaria aca, y por todas las manos de
obra barata, y todos los esclavos tampoco podriamos disfrutar de los
tremendos y hermosos castillos en Europa, la muralla china, las
piramides, etc, etc, es arte el arte que tiene subyacente el horror y
la sangre humana? y animal? (no me refiero a encontrar a un animal
muerto, me refiero a matarlo para una obra de arte, no para comerlo),
que bueno, supongo que eso tambien es arte, pero quizas sea arte en
culturas preparadas para no dejarse "horrorizar" por ese tipo de cosas,
aunque entre nosotros si no hay a veces un cierto horror quizas tampoco
exista una obra de arte, me refiero a que si uno muestra algo cotidiano
y que todos ven a diario no existiria esa cosa como arte, a menos que
la tecnica de ejecucion sea algo de un virtuoso. (tambien podria
matarlo y no decirle nada a nadie) (jejeje). (y si mato a un asesino
para despues sacarle fotos?)
(Es mas dificil de lo que parecia....)

La 4) EL ARTE COMO VEHICULO EXPRESIVO NOS PROVEE UN LUCIDO ESPEJO EN EL
CUAL SE REFLEJA NUESTRA INTERIORIDAD PERMITIENDONOS CRECER,
yo pondria permitiendonos crecer como sociedad. Bueno, siempre y cuando no jodas
al de al lado, y si el de al lado te jode?, y pensas en hacerlo
desaparecer matandolo por ejemplo, y haces arte con esa idea?, ahi te
estas expresando, vaya que te estas expresando y tambien te provee un
lucido espejo de tu interioridad, pero que pasa con esa sociedad?,
crece? quizas si, quizas no, depende de si el "otro" al cual vos le
tenes odio te esta jodiendo (quizas te estan jodiendo porque tienen mas
guita que vos y uno no les puede robar porque son mas vivos que uno), o
quizas te estan jodiendo porque son mas fuertes y si no laburas 24
horas por dia te mandan al coliseo con los leones, ayyy, creo que la
cabeza me va a estallar de pensar tanto (eso seria una obra de arte? o
seria la pintura o mejor una foto sacada justo en el momento en que la
cabeza te esta estallando, una obra de arte?) (guauuu, seria mucha
coincidencia tener la camara de fotos preparada para cuando eso pase, y
valdria un toco de guita, aunque no para mi, claro...)
Pienso en el arte antisemita por ejemplo (en la epoca Nazi), o el arte
de los bolches en la rusia de primera hora, o en el arte de los paises
autoritarios...

Creo que uno tiene que pensar lo minimo posible y solo guiarse por sus
sentimientos (eso no se los digas a los violadores, tengo 2 hijas
mujeres...y Guillermina) y asi ir por la vida, viviendo, y dejando vivir,
matando y dejandose matar, asi es la vida, asi es el arte
quizas...alegria para algunos, horror para otros, todo es relativo,
todo esta de acuerdo para cada ser humano (hay que ver si el arte
no influencia a los animales tambien, que yo creo que si, pero
poner en la primera ley tambien valido para los animales te van a creer
loco, aunque quizas no aca en NYC donde hay sicologos para mascotas y
donde los pichichos son queridos mas que los humanos (o igual).

SIMPLIFICANDO, creo que lo que escribiste esta perfecto, me encanta,
esta visto desde el mejor y mas noble punto de vista de la vida, para
las buenas personas, para hacer de este mundo algo bello, me
encanta..., es mas, lo siento.


Chauuuuuu, besos, saludos y muchos abrazos (hubiera sido lindo charlar
de esto personalmente, ojala algun dia se haga)

RC

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OSCAR TARRIO

Las MAXSimas: me encantan y no me complicas la vida. solo me haces razonar con la parte vacia del melón.

La 1 . Es la cruel verdad, no tiene ningún desperdicio.

La 2 . Es correcto. El problema es político. Interesa "sensibilizar" al Hombre ?. Interesa que "sienta", "piense" ó "razone"?. A partir de la sensibilización se abre el espiritu y la mente. A veces creo que en América Latina siguen los espejitos de colores, aunque seamos otro tipo de tribu. Esta se enlaza con la nº 3.

3. La sociedad se sigue enfermando, Para que algunos vendan remedios. Antiguamente a los esclavos le pagaban con "sal", de ahí el "salario". Con la sal te curabas heridas, era desinfectante, les dabas gusto a la comida y la preservaba, la conservabas mas tiempo. Hoy te enferman de otra manera y te pagan de otra forma. Te siguen vendiendo espejitos.

4 .A los que manejan los destinos de los paises les interesa que crezcamos con el arte?. Les interesa que al común le interese el arte? . Y, querido amigo, cuanta verdad decis en estas Maxsimas.

Me haces pensar. Y no son huevadas.

O.T.

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ALEJANDRO SCHMITT:

HE VISITADO EL SITIO. HAY COSAS QUE ME ENCANTAN:
ME GUSTA LOPARDO, VOLPICELLA, SENSACIONAL LAS DOS FOTOS DE MONICA GABRIELLI, DE PATRICIA VENA (AUNQUE LAS INSTALACIONES EN FOTO MUEREN) ME ENCANTA LA DE VORREI UN'ALTRA ALBA.....
ROLANDO CONTENTO ES GENIAL.

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IGINIA BIANCHI

Mi piacerebbe aprire un dibattito sulle pseudo-opere ottenute facendo finta di dipingere su tele stampate in copisteria o con il computer. i plagi sono molto diffusi,ho notato che molte gallerie espongono quadri copie,nell’ultima mostra,che ho visitato,le tele erano tutte dipinte e disegnate con il computer,sono rimasta sconcertata perché c’era anche un ritratto di un bagnante,che era l’esatta copia di una foto di Gabriele d’Annunzio(prezzo 2000 euro).Lei apra un dibattito per salvare l’umanità da questi brogli,ho scritto anche a “Striscia la notizia”, ma non sono ascoltata,lei solo lo può fare perché è un vero artista.Lei crea come ai vecchi tempi,quindi sono convinta che farà qualcosa
Cordialmente
Iginia Bianchi


IGINIA BIANCHI 2° contributo

Caro Marxs, quando per caso mi sono imbattuta nelle tue opere(tutte),non avevo ancora letto le recensioni osannanti sulla tua arte né i dibattiti, ma ho pensato subito a Kant ,esattamente al suo giudizio estetico,che fa parte della Critica del giudizio: Le tue opere sono l’espressione reale dei concetti espressi dal filosofo. l’arte deve rappresentare il sublime ,che è la simbiosi tra il bello e il grottesco o l’orrido: Concetto che io ho sempre condiviso, ho sempre preferito un cielo burrascoso a un azzurro chiaro, rami contorti e piegati dal vento che a un paesaggio pastorale. L’arte di Maxs è sublime perché trasmette tutto ciò,i colori sono l’eternità e l’infinito, gli “scarti”che usa rappresentano la realtà della vita, il dolore ,il senso di soffocazione della tecnologia moderna,che ci dovrebbe salvare dalla fame e dalla povertà,ma che nello stesso tempo ci schiavizza,gli stessi bimbi parlano e si esprimono come se il loro cervello fosse stato sostuito dalle schede elettroniche.Luigi Arista dovrebbe leggere Il Giudizio Estetico di Kant,che ,pur essendo vissuto nel settecento,è molto moderno.Prima di scrivere ho cercato, invano, il libro del filosofo per riportare le sue parole ,ma ho trovato soltanto “La storia del pensiero filosofico “(A.V.ED.SEI),id cui a pag.379 si legge:”Studiando la natura del giudizio estetico,Kant si contrappone anzitutto a coloro che considerano il bello,sia di natura sia di arte,come una semplice impressione di piacere,legata a un interesse biologico e variabile da soggetto a soggetto .Il bello è infatti un sentimento di piacere che ha pretesa di universalità.”il bello è rappresentato come l’oggetto di un piacere universale” “il bello è l’oggetto di un piacere disinteressato” D’altro lato,il giudizio estetico,pur implicando universalità e finalità,non si fonda né sulla corrispondenza a uno scopo determinato,né sulla corrispondenza dell’oggetto bello a un concetto”…. Più in particolare ,l’estetica di Kant distingue la bellezza libera,appresa senza la presenza di alcun concetto e bellezza aderente,appresa con riferimento a un particolare concetto(un animale,uomo,paesaggio,ecc.)Importante è inoltre la dottrina kantiana del sublime.Sublime è ciò che è assolutamente grande.Una cosa ci appare sublime solo quando la contemplazione estetica di un oggetto imponente(ad esempio un mare in burrasca)risveglia in noi ,per contrasto con la nostra piccolezza,il senso della grandezza morale,che è grande al di là di ogni comparazione”Nell’apprensione del sublime concorrono quindi sia il sentimento estetico sia il sentimento morale;il sublime si presenta così come indice privilegiato della profonda armonia che sussiste fra mondo della natura e mondo etico della ragione,tanto che il primo può diventare simbolo del secondo.”….(se si legge direttamente il libro di Kant si capisce meglio) Per concludere l’arte deve trasmettere qualcosa di sublime,quando si ascolta una musica ,(come quella che ho allegato),o si vede un quadro,una foto un film(come La vita è bella” di Benigni)e si provano sensazioni che ti scuotono l’anima,questo è il sublime: Cordialmente Iginia Bianchi

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ELISABETTA
Rispondo alla prima proposta di Iginia Bianchi .Si è vero anche io sono contraria ai plagi, poiché arte è creare,chiunque copia o esegue un plagio non fa arte ed è mediocre,però sono convinta che un vero artista sa creare anche opere stupende con l'uso del computer o delle foto, infatti abbiamo l'arte cinematografica e l'arte fotografica .Chiunque usa queste tecniche lo deve dichiarare.Ho visitato una mostra di una pittrice romana al Vittoriano,di cui non voglio ricordare neanche il nome,che aveva presentato delle enormi tele(m.3x2 e anche più, erano dei poster giganti, presentati come quadri ad olio, noi siamo rimasti sconcertati, erano foto, e non ci sono piaciuti, forse, se la pittrice avesse scritto sotto ogni illustrazione la didascalia giusta, avremmo potuto apprezzare la loro bellezza fotografica, poichè, spesso, le foto sono più belle di un brutto quadro.
Cordialmente Elisabetta

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LUIGI ARISTA

Siete gentili, vi ringrazio dell'informazione. Il dibattito è sempre molto interessante, può diventare proficuo, quando si hanno delle cose da dire e si ha, però, una vera intenzione di ascoltare. Questo accadde con mio grande piacere quando mi deste la prima risposta e ci scambiammo un altro paio di mail con Maxs. Ora, la signora Iginia Bianchi mi consiglia di leggere Kant perché io possa pervenire alla conoscenza che l'arte è insieme l'espressione e il sentimento del sublime. Credo che ci siano delle ulteriori cose da chiarire, per evitare pericolosi fraintendimenti, e forse quando troverò un po' di tempo per la concentrazione giusta interverrò ancora nel vostro sito. Per ora mi limito a dire che non da Kant ma da ben oltre un millennio prima (per esempio mi riferisco al trattato "Sul Sublime", attribuito dai filologi al retore Cassio Longino, e siamo intorno al 100-150 d.C.) si parla di questa attinenza fra il sublime e l'arte, idea e sentimento estatico di molto superati ai giorni nostri, per fortuna. Era necessario superarli e sono stati superati grazie alla sensibilità e all'intelligenza di grandi artisti e menti rivoluzionarie, che compresero, dopo il '700, quanto l'idea e il sentimento del sublime lasci stagnare nel gioco degli specchi, nel gioco dei riflessi, nell'incantamento e nell'illusione. Perché l'arte in realtà è pura analogia, analogia delle cose che appartengono al totale, ed è la percezione del totale che recano, manifestando le recondite analogie fra le cose del mondo (del creato). Chi resta fermo al sentimento del sublime non può trovare il sentimento del totale, che è la vera realtà del mondo (del creato). Ma qui mi fermo con la dialettica, dubitando di poter chiarire di più in questo momento e dubitando di non potere forse chiarire mai, perché il fiume che tanto spesso traccia le sponde opposte delle incomprensioni è gettato sul terreno dall'imperscrutabile volontà di un sé che desidera sempre vincere la partita. Coi discorsi, proverò in altro modo un altro giorno. Ora, poiché avete a suo tempo visitato i miei due siti e dunque sapete della mia scrittura, provo a spiegarmi con una poesia (è di molti anni fa) che parla di poesia e quindi di arte.

Amore, pensiero, poesia

O amore, soggezione, bellezza
che ci assali e ci perdi, che scomponi
nell'acuto dolore dei tuoi incantesimi,
o pensiero, altare del nostro sforzo, spasimo
che vuoti e annulli il senso della vita
immaginando l'essere e il divenire,
o poesia, poesia, quando sei libera
cosa naviga davanti ai tuoi occhi
di marinaio degli immensi oceani
che si accampano dall'anima al cielo azzurro?

 

Grazie e cordiali saluti.
Luigi Arista

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MAXS FELINFER

Cara signora Iginia, è doveroso da parte mia ringraziare il suo apprezzamento sulla mia opera, ma, come dice il poeta indiano Tagore, "L'elogio mi fa vergonare perché lo mendico silenziosamente".
Non voglio con questo commento, intendiamoci, fare un'apologia dell'umiltà, ma parlando di giudizio estetico, avrei un preciso interesse a prendere la dovuta distanza, (anche se, nel manifesto del 1967 ho citato Kant, quando facevo riferimento al relativismo della valenza del linguaggio) per non supportare l'idea della verità in senzo univoco. Ho, nel corso della mia carriera come docente d'arte, come pittore e come performante, incoraggiato l'opzione dell'espressione libera come risorsa inesauribile di conoscenza, per cui, il giudizio estetico ed il senso del sublime come traguardo della creazione artistica, non occupa, secondo il mio postulato, il primo posto nella graduatoria degli interessi dell'arte. Reitero il mio più assoluto rispetto per le strade che ognuno intraprende per raggiungere il suo traguardo, ma per me è importante sostenere quella che ho percorso fino ad oggi, giacché ci credo fermamente.
"La perfezione è un mito dettato dai traguardi già raggiunti, il futuro va forgiato con l'allegria della scoperta ed una dose necessaria di audacia."

Cordialmente
Maxs Felinfer



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IGINIA BIANCHI replica

Caro signor Marx, l’arte e il sublime sono sempre esistiti, Cassio Longino, Kant, Schopenhauer e tanti altri li hanno fatti propri,scrivendoci interessantissimi libri di filosofia,quindi sono concetti che non possono essere annullati o considerati superati,sono eterni,noi dobbiamo renderli moderni e proiettarli nel futuro.Ieri ho visto la mostra del Futurismo alle Scuderie del Quirinale a Roma ,e sono rimasta colpita dalla grandiosità di alcune opere,non si possono definire belle,sarebbe troppo mediocre,l’unico termine che possa rendere l’idea della loro grandezza ed eternità è SUBLIMI. Il sublime è libertà e sensibilità, Arte è sinonimo di sensibilità , ,come dimostrato anche dalla poesia di Luigi Arista:Cos’è la sensibilità?E innata oppure sono le circostanze della vita ,che rendono l’individuo sensibile o indifferente? Ecco una poesia di un mio alunno di dodici anni,scritta in classe ,quindi assolutamente sua (Il ragazzo aveva perso il padre da poco)

L’albero E’ fermo,immobile,
il vento non osa neanche sfiorarlo,
E’ esile il suo tronco,
sta per arrivare anche per lui la fine,
poiché ogni essere vivente,
non riesce a ribellarsi alla legge imperscrutabile del fato.

L’inverno è ormai alle porte.

Gli iniziano a cadere le foglie,
come ad un vecchio cadono i capelli,
è ormai quasi spoglio,
a guardarlo fa tenerezza.

Nel frattempo viene sommerso
Da una leggera coltre di nebbia,
che scende,scende nella penombra
di un tramonto senza fine.
(Stefano Orselli)

 

...........................................................Cordialmente Iginia

 

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MAXS FELINFER

Cara signora Iginia Mi piacerebbe, sempre che in così poche righe questo sia possibile, fare luce su ciò che ho detto e su ciò che non è stato detto da me. Perciò, su quella parte del suo contributo su cui no mi sono espresso verrà, sicuramente, argomentato da chi si sia trovato in disaccordo con Lei.
In nessun momento ho messo in dubbio l'esistenza del sublime o del giudizio estetico che fanno dell'Arte, ciò che conosciamo ciò di cui stiamo parlando. Non ho assolutamente accennato al superamento o annullamento di tali principi sui quali, come Lei ben dice, la storia dell'arte e la filosofia si sono occupate per così lungo tempo da stabilire tali principi come punti di riferimento sui quali fare leva nell'analisi di qualsiasi dibattito riferito all'oggetto arte. Quello che ribadisco, invece, è la libertà di rivalutare l'espressione umana, poiché di questo si tratta, con una graduatoria diversa. Per farlo, datosi che è stato il punto di partenza di questa discussione, ripartiamo da Kant, quando nell'analisi che questo grande filosofo affronta, nel trattare la problematica del "nulla", si pone il problema che in partenza, nell'immaginario collettivo, la parola "nulla" era già carica di significato, del significato collettivo del "oggetto" "mancanza di ogni cosa". Pertanto prima di analizzare il nulla privo di ogni contaminazione, si rendeva necessario creare un nuovo termine, senza connotati per arrivare, così, ad una conclusione valida. Ecco, il senso del mio commento, basato anche sul fatto che il giudizio estetico, la comprensione della bellezza, il sublime, la comprensione della perfetta proporzionalità dell soggetto armonico, hanno connotazioni che condizionano la libera espressione dell'uomo.
Quando, negli anni sessanta, creai il Seblismo, mettevo in campo la assoluta convinzione che non bisognava combattere i mulini a vento degli accademicismi per quello che essi rappresentano, ma intraprendere la creazione di spazi più adatti alla natura espressiva dell'uomo originario che abita in noi. Per questo motivo cognai all'epoca la frase "L'Arte è solo un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità." Per questo motivo all'epoca, appena finiti i miei studi e con una carica di contraddizioni non indifferente, avendo davanti l'invasione del POP e il dilagare del Happening, dettai le regole per questo nuovo spazio e dissi: "OK, se considerate che quello che facciamo non è arte, e non è avanguardia, allora noi facciamo Seblie".
A questo punto diventa opportuno rapportare il discorso all'argomento che lei ha proposto nel suo commento sulle "pseudo-opere". Non si deve pensare che libera espressione, cosa che il seblismo mette alla base della sua proposta, sia sinonimo di qualunquismo, no, tutto il contrario. Il seblismo induce alla responsabilizzazione dell'individuo sensibile a dare il meglio di sé stesso, ad essere autentico e avere la consapevolezza che nell'atto di lasciare testimonianza dei suoi contenuti, unici, e patrimonio della comunità, deve attingere a tutta I'esperienza maturata nel travaglio di concepire quei contenuti. Crescita interiore, possiamo chiamarla, anche se pure questo sia diventato un luogo comune, utilizzato anche da chi fa quel tipo di lavoro "criticabile".
Nel portare a termine questa impressa è valido tutto ciò che ci permette di raggiungere la materializzazione di quel proposito straordinario di segnare il mondo con la nostra identità più profonda. Questo è trascendente, questo è il principio più alto della creazione, giacché a partire dall'egocentrismo primigenio, che sostiene e alimenta l'esistenza, lanciamo un segnale che ci fa presenti nel tutto. Noi siamo parte dell'universo e anche noi facciamo la nostra parte. Qui possiamo parlare del sublime come atto supremo dell'armonia che esalta la piccola, misera condizione dell'uomo, di fronte alla grandezza della creazione, perfino del proprio atto creativo. Come frenare il vortice che si verifica nel momento di "essere", nell'atto creativo, dovendo soffermarci nelle considerazioni di Diderot votato ad un senso così alto della armonia che basterebbe mostrare una delle dita di un piede di un uomo per sapere che si tratta di un gobbo?
Cara Iginia, è probabile che ciò che ho espresso sia contrastante con il mio modo di dipingere, possiamo dire, basato sulla conoscenza del mestiere, ma è il principio quello che conta. Io non posso fare altrimenti perché sono stato introdotto nell'ambito pittorico a 6 anni e non ho mai smesso fino ad oggi, ma non è questo che mi qualifica artista, oppure sensibile o addirittura amante dell'espressione artistica, bensì il rispetto totale del contenuto umano, l'ammirazione per ogni atto creativo e tutto ciò che comporta, compreso quello dei "veri" cultori della concezione classica di questo mondo fantastico al quale abbiamo dedicato la vita.
Non mi piace essere semplicemente contro, perché l'esperienza mi ha insegnato che molte delle "porcherie", come tante che ho visto nella mia vita, possono essere parte di un'evoluzione che più tardi ci stupisce con i suoi risultati. Poi resta dire che preferisco tollerare le "porcherie" che certi artisti presentano in attesa di trovare la propria strada che altre porcherie che accadono intorno al mondo dell'arte. Sarebbe interessante portare Leonardo ad una mostra di Braque, Picasso o Kandinsky per ascoltare sicuramente, le stesse parole odierne che rivolgiamo alle esperienze degli artisti contemporanei. Vogliamo dimenticare che l'Impressionismo venne definito "assassinio dell'arte"?
Secondo me, e in questo sì bisogna essere inflessibili, si deve ripudiare l'arte fatta secondo le esigenze del mercato, l'arte promossa da galleristi che hanno sbagliato qualche lettera del loro mestiere trasformando "il mecenate" in "il mercenario", l'artefatta senza nessun valore perche è svuotata dall'uomo. Questo va ripudiato senza remore e senza timore di sbagliare giudizio.
Non lo so, probabilmente quello che Lei ha visto in quella galleria era una di quelle porcherie, ma nel senso generale del tema che stiamo trattando è bene capire le differenze. Per me, e per questo motivo mi sono permesso di portare la discussione su questo campo, l'arte è uno strumento di grande valore per l'umanità per limitarlo solo a uno dei suoi aspetti, che secondo me no è il più importante. L'arte, ottimo veicolo espressivo, ci fornisce un lucido specchio nel quale vedere riflessa la nostra interiorità, permettendoci, così, di crescere.

Con affetto e rispetto

Maxs Felinfer

(La poesia allega è senza dubbio estraordinaria)

P.D. Ritengo opportuno chiedervi scuse per qualsiasi incongruenza letteraria giacché l'italiano non è la mia lingua madre.

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SERGIO SANTILI


Caro Maxs
Intervento sul dibattito presente nel vostro sito (riguardo le pseudo-opere) che ha aperto la signora Iginia Bianchi. Ho speso del tempo a leggere e rileggere le sue argomentazioni e tutta la discussione che ne è nata in seguito. Ho pensato a lungo su come poter ribattere a certe considerazioni. Mentre facevo alcune riflessioni mi sono imbattuto nel tuo ultimo intervento e sono rimasto colpito dal fatto che sei riuscito per certi versi ad esprimere quello che io stavo cercando di raccogliere dentro di me per poter dare una risposta a certi quesiti. La prima cosa che risalta ai miei occhi è "l'accanimento" verso queste pseudo-opere che naturalmente si sono solo potute intuire dalla descrizione della stessa. Io penso che ognuno di noi ha un proprio bagaglio di conoscenze emozioni, storie personali etc. e che non tutti gli occhi per questo sono uguali o guardano le cose con la stessa interpretazione. Se un pittore espone i suoi lavori in una mostra penso che sappia di andare incontro a giudizi differenti ,a feroci critiche o a beatificazioni. Per me ci si dovrebbe soffermare solo ed esclusivamente verso ciò che si vede e che si sente di una determinata opera altrimenti si rischia di uscire fuori strada, fuori dal vero significato della stessa opera che magari per chi l'ha fatta rappresenta qualcosa. Conosco persone che fanno opere lavorando sopra foto o stampe digitali.Personalmente a me non piacciono molto ma non per questo vado a fare una denuncia ai carabinieri. Dietro tutto quello che si cercaffannosamente di spiegare dell' arte credo ci sia un concetto semplicissimo che riguarda la "libertà di espressione".Sembra una cosa talmente semplice che a volte non ci accorgiamo di quanto, specialmente ai nostri giorni, sia una cosa molto importante e non facile da ottenere. Ogni giorno devo stare attento a quello che dico e a come lo dico, alle mie azioni e alle conseguenze di ciò che faccio, ma è solo quando mi trovo nell'atto di disegnare che posso veramente sentirmi libero di dare sfogo a tutto quello che mi passa per la testa. Per la mia esperienza personale (e solo di quella posso parlare) dico che se mi soffermo a pensare a cosa deve piacere o non piacere di un quadro posso stare sei settimane davanti alla tela bianca senza riuscire a metterci sopra nemmeno un puntino. non sarei più io a fare il quadro ma bensi io guidato da altri fattori che riuscirebbero ad offuscare la sottilissima linea che guida la mia mano all'atto di dipingere. Non credo che per le opere ci possa essere un giudizio oggettivo e universale di bello o brutto. Ogni immagine può evocare in chi la guarda pensieri e sensazioni e non necessariamente dev'essere spiegata e codificata con teorie e richiami filosofici........il bello dell'arte dovrebbe essere che non esiste il bello nell'arte ma solo la considerazione personale di ciò che è bello per ognuno di noi, tutto il resto mi sembra che fa parte di logiche di mercato che non condivido affatto Per quello che ho visto e sentito finadesso sembra che si cerca di inserire l'arte dentro contesti e regole preimpostate, a volte ho l'impressione che un pittore sia bravo o meno in base a quali conoscenze ha o a quali comportamenti e regole segue. Trovo tutto questo sbagliato in quanto per me arte vuol dire nulla, vuol dire ....................., non vuole dire, non si tocca e non si spiega, è invisibile come l'anima, senza compromessi,illusione di libertà anche solo per pochi minuti, godimento e indifferenza, tutto quello che ci circonda e tutto quello che sta anche e specialmente al di fuori della cornice. Non so se sono riuscito ad esprimermi correttamente, o se abbia detto un mare di cazzate, in quanto per come sono tendo sempre a fuggire da certi discorsi che non fanno parte delle mie conoscenze (praticamente nulle in questo contesto).Vorrei spiegarmi meglio ma temo di non riuscire in quanto non ho mai capito perchè disegno, non lo so e non lo voglio sapere, lo faccio fino a quando mi sentirò spinto da mestesso a farlo.

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IGINIA BIANCHI

Caro signor Marxs.
con la sua ultima dissertazione lei conferma il giudizio che avevo formulato. Sono d’accordo su tutti i concetti da lei esposti la penso esattamente anche io così, forse non sono stata abbastanza chiara. Per ciò che concerne le pseudo-opere mi riferivo esattamente a ciò che lei ha esposto molto meglio di me nell’ultima parte del discorso, l’artefatta, solo per lucro, molto diffusa, spesso anche le mostre collettive sono organizzate con lo stesso scopo,(tassa d’iscrizione,di partecipazione,senza controllare neanche le opere che vengono inviate) Sono convinta che bisogna parlarne molto per sensibilizzare il popolo. Quando insegnavo,portavo sempre i ragazzi a visitare gallerie e musei;mi ricordo che ,(tanti anni fa) nella Galleria degli A…c’erano delle signore con piccole scrivanie che vendevano delle miniature,e,per convincere il turista che fossero dipinte a mano,davano qualche pseudo –ritocco con il pennello,fu mio dovere farlo notare agli studenti che le stavano già comperando:Per fortuna che ora non ci sono più.
Cordialmente
Iginia Bianchi

 

LUIGI DI NUNZIO

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