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IL RUOLO DELL'ARTE NELLA SOCIETA' DI OGGI

1) In tempi difficili l'arte può essere utile a riequilibrare valori e priorità? Come?

2) Fare arte può aiutare a prevenire o combattere lo stress?

3) Credi che l'arte possa essere uno strumento di lotta non violenta per la libertà?

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Commento di Anna Cecilia Paoletti
Commento di Carlo Volpicella
Commento di Patricia Vena
Commento di Iginia Bianchi
Commento di Iginia Bianchi
Commento Anna Cecilia Poletti risposta a Iginia

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Anna Cecilia Poletti

Perché mettere le catene all'arte? La risposta ai tre quesiti, a mio avviso, può essere tanto positiva quanto negativa. Ciò significa che si sta volando basso. 1. "riequilibrare valori" più che a un fine artistico fa pensare a un uso dell'arte. L'arte ha da sempre rotto gli equilibri... Se poi ci si riferisce ai laboratori artistici che si possono realizzare ad esempio per la "prevenzione del disagio giovanile" (terminologia abusata e quanto mai vaga) allora può anche darsi che la risposta sia positiva ma, come già detto, questo mi pare più un utilizzo dell'arte che può essere pari a un corso di cucina, di ippica, o di sport. Senza nulla togliere a queste attività mi chiedo però: è questa la specificità dell'arte? 2. "prevenire o combattere lo stress" attraverso l'arte: anche qui la risposta è ambivalente perché dipende dalla causa dello stress. Io sono musicista e non credo nella musicoterapia perché per me la musica è da sempre stata una malattia...dovrei dedicarmi, forse, a qualche altro tipo di arte per combattere lo stress causatomi dal suonare in pubblico, ad esempio, ma non sarebbe la mia espressione. 3. "strumento di lotta non violenta" ha il sapore del linguaggio politicamente corretto. Perché la violenza non è solo fisica e l'arte, se vuol essere strumento di lotta, deve essere in grado di "ferire" gli animi. Deve essere in tal senso "violenta" altrimenti sarebbe inutile. Ciò premesso mi aggancio a delle riflessioni, apparentemente estranee all'argomento, per esprimere quello che secondo me è il ruolo dell'arte. Tempo fa guardando la puntata di Superquark su Marco Polo m'è tornata la voglia di "viaggiare", complice la colonna sonora di Morricone che, al tempo in cui uscì il film, aveva molto colpito la mia fantasia. (per chi vuole http://www.youtube.com/watch?v=LVQc8FUik6U) Ricordo di quel periodo la gita di terza media, proprio a Venezia: arrivammo di mattina presto e io aprii gli occhi su quella città che emergeva dalla nebbia come un miraggio. Fu un'emozione indescrivibile: pensai a Marco Polo. Che sussulto avrà provato nel vedere la propria città comparire all'orizzonte dopo tutti quegli anni? Pensavo alle mie sensazioni ogni volta che, dal traghetto, rivedevo i fari delle isole di fronte Zara alle prime luci dell'alba e il porto, con i suoi odori e suoni e colori. Era come far tornare a casa quella parte di me che durante tutti gli altri mesi era stata a casa da un'altra parte. Venezia è una delle poche città che mi ha restituito le aspettative che avevo prima della partenza. Ci torno a volte in occasione della biennale d'arte e ogni volta l'impressione è la stessa: il miracolo di Venezia non è solo nelle sue fondamenta che resistono al tempo. E' come se le anime restassero intrappolate fra quelle calli e quei ponti: la senti la presenza di Marco Polo, percepisci le maschere, cammini e quasi ti sembra di seguire i passi di Gabrieli, Marcello, Vivaldi. Non così Parigi, né Vienna: ho cercato invano l'eco dei versi di Baudelaire, il profumo della rivoluzione, i passi di Debussy e Chopin, l'allegra complicità di Mozart e Da Ponte. Guardando la trasmissione mi hanno bruciato, a sorpresa, alcune sensazioni. Che tipo di società era quella in cui un viaggio poteva durare 25 anni? che percezione del tempo si aveva? che valore si dava ai rapporti umani? chi erano i punti di riferimento? le persone che si lasciavano, quelle che si trovavano o i compagni di viaggio? Talvolta sono le esperienze che negano la nostra natura quelle che alla lunga ne rivelano, consegnandola alla storia, la vera essenza. Se Marco Polo, il viaggiatore, non fosse stato imprigionato a Genova, costretto in una cella, non avrebbe incontrato Rustichello e di lui, probabilmente, non ci sarebbe rimasta traccia. La cultura, e in essa l'arte, è l'unico mezzo che finora sia stato in grado di farci viaggiare anche nel tempo. Se devo trovare un ruolo per l'arte, in ogni tipo di società, è questo. Esiste obiettivo più ambizioso? Chi scrive è consapevole che la propria arte non le sopravviverà ma è certa, in ogni caso, di essere una tessera di un gigantesco domino. Bach non sarebbe stato Bach senza una schiera di contrappuntisti anonimi che lo hanno preceduto per secoli. A che serve questa consapevolezza? a non confondere l'arte con l'uso che si fa dell'arte.
Saluti,
Cecilia

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Carlo Volpicella

Ho attraversato lunghe giornate a pensare che l'Arte e' l'unica via di FUGA e priva di inganni e ho sempre lavorato per estendere l'Espressione che si mostra un vero modo di vivere. La vera novita' e' togliersi di dosso ogni pellicola contaminata e creare in ogni gesto in ogni sapore. E per chi come me opera in un mondo lavorativo come l'Ospedale non ci sono alibi o scuse l'Arte del rovesciare o sciogliere le tensioni mi aiuta in un cammino duro,doloroso ma gioioso. Ogni sguardo,piega e urla poggiato sul dolore parla al cuore e si fa' corpo e anima nella realizzazione di un'opera dell'Io vissuto intensamente.
Cordialmente
Carlo

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Patricia Vena

Forse nelle domande abbiamo usato la parola sbagliata.
"Arte" è una parola troppo carica di connotazioni, troppo condizionata da significati che l'hanno accompagnata per troppo tempo.
Se al posto di "arte" ci fosse scritto "seblie", cioé "espressione umana libera, linguaggio personale di ogni essere umano attraverso il quale esternare i propri contenuti profondi e una volta fuori poterli osservare, analizzare, comprendere o almeno provarci", credi che le tue risposte sarebbero le stesse?
Penso sia chiaro che, fatta questa distinzione, l'idea che fare "seblie" possa essere paragonata ad un corso di cucina, di ippica o di sport, rimane fuori discussione. Non è insegnando a qualcuno ad accostare colori su un foglio secondo le regole della pittura, ad imparare le scale musicali a memoria o a copiare vasi etruschi in argilla che lo aiuteremo a superare profondi disagi esistenziali ed ad integrarsi ad una società che non lo accetta perché diverso, o ex tossicodipendente o carcerato, solo per dare qualche esempio.
D'accordo, le domande sono troppo "semplificate", ma ciò è voluto. L'idea era quella di non provocare risposte che entrassero in un ambito troppo filosofico e astratto, ma di indurre ad analizzare la possibilità che, forse, la soluzione, o la strada per arrivare ad una soluzione, è molto più semplice, molto più a portata di mano di quanto crediamo. Forse basterebbe aiutarci ad essere più liberi nell'esprimere ciò che abbiamo dentro, ad avere meno paura di essere giudicati, a sapere che, comunque vada, nessuno ci "punirà" se sbagliamo, e potremmo gestire molte delle nostre problematiche sociali e personali con un pizzico di leggerezza in più. Forse. Non ho certezze al riguardo, ho soltanto il desiderio di provare ogni strada possibile.

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Iginia Bianchi

I quesiti proposti sono stati già ampiamente trattati da vari pedagoghi,scrittori,dallo stesso Maxs Felinfer,Jean Baudrillard,Revault d’Allons René Passeron,,solo per citarne alcuni dei più moderni:Già nel 1884 Mario

Rapisardi (docente universitario) affermava che” l’arte è morale per se stessa,l’arte è educatrice,ecco una risposta molto vaga alla quale si può far seguito con altre domande.ma cosa intendete per arte, cosa intendete per morale?E come si fa ad educare con l’arte?e quali sono i rapporti che l’arte può avere con la morale?”

Ancora Rapisardi “la bellezza dell’opera d’arte non risiede dunque nel perché,ma nel come di essa:non già nel concetto dell’artista,ma nell’attuazione di essa:non nella facilità o difficoltà dei mezzi adoperati,non nella grandezza o piccolezza del fine,ma nella vita che egli ha saputo infondere nell’opera sua,nell’illusione che ha saputo infondere nell’animo altrui”

Quindi non voglio fare dissertazioni, ma mi limiterò a riportare alcune esperienze di docente.

Ho sempre ricordato con simpatia l’insegnante di filosofia,che ci fece amare questa materia ,considerata, dai più, ostica , fin dalla prima lezione,poiché dichiarò che ,quando l’individuo comincia a porsi delle domande sulla propria esistenza,sul creato,su Dio, è un filosofo,quindi per lei tutti gli esseri umani sono filosofi.

Questa riflessione ,secondo me,vale anche per l’arte. Tutti potenzialmente potrebbero diventare artisti, i bimbi,infatti, amano il disegno,la musica, la poesia,la drammatizzazione,la musica,la danza,doti che poi perdono nel corso della loro vita.

Fin dal primo giorno di scuola parlavo di creatività e del ruolo dell’arte nella vita,della sensibilità che hanno gli artisti rispetto all’uomo comune,e mettevo in evidenza che i primi sanno leggere nel proprio e nell’altrui animo ,rimangono colpiti dai vari aspetti umani(sofferenti, tristi,allegri),dalla bellezza del mare,del cielo(Lo sapete ragazzi che ci sono persone che non guardano mai il cielo?non hanno mai subito il fascino delle nuvole bianchissime che si accavallano all’orizzonte,?) Il primo compito assegnato era la composizione di una poesia :”Dopo cena ,quando avete fatto il vostro dovere ,chiudete la porta della cameretta,aprite la finestre ,e, su un taccuino scrivete tutte le sensazioni che provate,qualsiasi cosa:rumori,bisbigli,aliti di vento,fruscii,luci,colori ,anche impressioni immaginate ,poi vi sedete alla scrivania e consultate il dizionario dei sinonimi per sostituire le parole più banali.” I ragazzi si entusiasmavano,un’allieva,sdraiata sull’erba con il taccuino,ha scritto una poesia”estraordinaria”.Componevano racconti e alcuni scrivevano anche libri.Quando c’era qualche calamità naturale,li esortavo a immedesimarsi nelle situazioni dei loro coetanei che erano costretti a vivere nelle tendopoli,e a scrivere un diario o una storia
Ad ogni gita si organizzavano concorsi di poesia,di pittura,disegno e fotografia,li esortavo a notare le situazioni più caratteristiche e strane,sia di cose che di persone,.Scrivevano anche commedie,parodie,

la più bella è stata quella di Ulisse,che non era più l’eroe di Omero, ma un extracomunitario in cerca di una nuova terra per fuggire dalla fame e dalla guerra .(hanno vinto vari premi nei concorsi indetti dal comune di Roma)

Non soltanto con le creazioni cercavo di infondere loro i valori ,ma anche con letture di libri classici e moderni,che trattassero argomenti in cui si dava la priorità alla collaborazione, all’onestà,all’amicizia,alla pace(La vita di Gandhi,di Martin luter King;MariaTeresa di Calcutta ecc.)

Ogni settimana c’era l’ora di argomenti vari,in cui i ragazzi si sedevano in cattedra per spiegare agli altri il libro che avevano scelto

.Infine molta importanza davo al teatro,si recitavano sia commedie scritte dai ragazzi che opere classiche,piaceva molto il “Giulio Cesare”di Shakespeare.

Quando abbiamo adottato il Museo della Civiltà Romana,i ragazzi hanno dipinto un poster in cui sono stati bravissimi nell’evidenziare il dramma del popolo dacio,perseguitato dai romani.

Spero di aver dato loro dei valori,che dovrebbero accompagnarli per tutta la vita.

Credo di aver risposto positivamente alla prima e alla terza domanda.

Per rispondere al secondo quesito bisognerebbe fare una distinzione tra il fare arte in modo dilettantesco e fare arte in modo professionale,nel primo caso si può aiutare a combattere lo stress o a prevenirlo,nel secondo caso si potrebbe peggiorare,perché,come c’insegna la storia,i grandi artisti(scrittori,poeti,scultori,pittori,musicisti ),già molto sensibili, non hanno avuto una vita serena,alcuni di loro sono morti anche suicidi,perché stressati dal loro stesso genio insoddisfatto,sempre alla ricerca del meglio.

Cordialmente

Iginia Bianchi

 

 

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Iginia Bianchi

Vorrei rispondere ad Anna Cecilia Poletti,di cui ho apprezzato la sensibilità con cui ha descritto il fascino di Venezia: L’arte non può fare miracoli,però aiuta,infatti,spesso,malati in coma,si risvegliano dopo aver ascoltato le canzoni dei loro cantanti preferiti e molti bambini riescono a superare le difficoltà motorie di coordinamento,imparando a suonare piccoli brani musicali,anche se non potranno mai diventare dei grandi musicisti. E’ di valido aiuto per il recupero mentale anche la composizione di poesie,certo sono semplici,ma non per questo meno belle di quelle che rispettano la metrica o usano un lessico ermetico e complesso. Trascrivo due poesie di un mio alunno con gravi problemi psichici e mentali(di cui non è il caso di dire il nome):

........................................Dalla finestra dell’aula ...........................................Teatro
.............................................. Albero verde .................................................Chiacchiere,
.............................................. Case marroni, .............................................donne,
....................................... vetri sporchi, ...........................................................risa, .............................................fiori rossi, ...............................................................urla
......................................... chiasso, ...........................................................dell’insegnante.
.................................................... pallone che vola, ............................................TEATRO
................................................................ Urla allegre

Gli studenti hanno raccolto tutte i loro lavori in un libro ,intitolato “La vita è…poesia.”
Quindi ha ragione Patrizia Vena,quando asserisce che l’apprendimento pedissequo delle varie tecniche non può aiutare a superare i disagi dell’individuo. Ci sono delle poesie,dei brani musicali ,dei quadri,perfetti,ma senza anima,freddi,che non trasmettono nulla,,ripeto ciò che diceva Rapisardi l’arte non risiede nella facilità o difficoltà dei mezzi adoperati,ma nella vita che l’artista ha saputo infondere nell’opera.Paganini docet.

Cordialmente

Iginia Bianchi

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Anna Cecilia Poletti

Vorrei rispondere all'intervento di Iginia Bianchi riportando, come ha fatto lei, qualche mia esperienza personale. La mia formazione è stata musicale per scelta, scientifica per necessità. Mi spiego: nel periodo della mia vita in cui venivano meno tutte le certezze, la scienza, e la matematica in particolare (che per me era una filosofia di vita), era un appiglio senza pari. La musica, che da sempre (da quando ho ricordi e i primi li ho dai 3 anni in poi) era stata la parte fondamentale della mia identità, mi creava problemi: metteva a nudo la mia anima, mi faceva sentire scoperta, vulnerabile e debole. Probabilmente non ero pronta a conoscermi né a lasciarmi conoscere e mi nascondevo dietro la bellezza delle coniche, dietro la forza delle dimostrazioni per assurdo, dietro le certezze delle formule in cui le variabili dovevano per forza comportarsi in un certo modo, dato. Quanto era appagante! L'arte, in quel periodo della mia vita, mi creava disagio; la matematica lo mitigava. Abbandonai questa visione quando mi innamorai della mente umana: crescendo mi accorsi che non avevo affatto bisogno di tutte quelle certezze, anzi, mi erano di ostacolo. Questo per dire che, è vero che l'arte può aiutare a superare disagi ma è vero anche che può crearne, è vero che un dipinto perfetto può non comunicare nulla ma è vero anche il contrario, è vero che la musica può svegliare le persone del coma ma è vero anche che è in grado di far perdere il contatto con la realtà. Perché è arte e non scienza. Se non si distingue questo passaggio si fanno danni immani. La parola "obiettivo" appartiene al campo semantico dell'arte? (sì, se parliamo di fotografia) "Obiettivo" implica un risultato raggiungibile e misurabile. Quale artista può esser certo di sortire un determinato effetto? quale artista lo vuole in realtà? perché "obiettivo" non appartiene all'arte. L'opera d'arte è quanto di più mutevole possa esistere: ha miliardi di anime, frutti dell'incontro di artisti, opere e fruitori. La musica poi, in tal senso, fra le forme d'arte è senz'altro la più sfuggente. Gli effetti che può avere l'arte sono del tutto casuali, non programmabili. Ovvero: può esserci un intento nella mente dell'artista ma i risultati sono in balia della casualità, di variabili non controllabili. E' questo il bello, secondo me: è questo che mi spaventava tanto. Come dicevo, se non si chiarisce subito il confine, si rischia di far piovere sul bagnato. Oggi lavoro proprio con i disabili psicofisici gravi. L'anno scorso avevo una ragazza autistica grave, con crisi violente, che mi hanno lasciato in ricordo, stampate sulle braccia, le impronte dei suoi denti e mi hanno costretto a girare per mesi con ematomi mostruosi e capelli strappati. La psicopedagogista che seguiva il suo percorso, saputo che son musicista, mi disse che per lei, che non parlava, imparare a suonare uno strumento sarebbe stato molto terapeutico. Il ritardo mentale associato alla patologia era importante ma decisi comunque di provare: non era la prima volta che mi capitava. Dopo i primi tentativi decisi di sospendere. La presenza della musica le faceva completamente perdere il contatto con la realtà: il mio intervento didattico ed educativo doveva invece essere teso a potenziare i momenti di presenza, di lucidità. La musica era d'ostacolo e a suggerirla come "utile" non era stato chiunque ma una persona esperta. (Ecco: "utile" è termine associabile all'arte?) Millantatori fanno passare con il termine di musicoterapia qualsiasi intervento di educazione musicale. Ogni mente è diversa e, secondo me, non possiamo neppure tracciare delle linee generali su cosa potrebbe essere utile a mitigare (non a risolvere) dei disagi. Personalmente ad esempio, posso essere convinta che la musica, soprattutto se suonata in gruppo o il teatro con i giochi di ruolo, possano essere utili in progetti contro il bullismo, ma non posso esserne certa perché la "variabile incontrollabile" sta nei possibili fruitori, nel periodo particolare della loro esistenza, nel gruppo particolare che si forma, nel luogo particolare in cui si forma ecc. Quindi se è vero tutto ed è vero pure il suo contrario forse l'errore è nella ricerca di senso. Forse l'indagine deve avvenire ad altro livello. Forse stiamo indagando nel campo dell'uso e non dell'essenza. Come dire: il coltello è utensile e arma. Bella scoperta! Allora dico che bisogna elevare il concetto che abbiamo di arte. L'arte è. Come la persona è. Completare la frase "l'arte è per...." equivale a completare la frase "la persona è per..." Significa scoprire il senso della vita: chi può dire di aver risposto? Scusate la lunghezza... Cecilia

 

 

 

 

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