SEBLISMO, QUANDO L'ARTE È A SERVIZIO DELL'UOMO
Ci sono molti modi per definire l'arte, in nome della quale si potrebbe aprire un lungo dibattito intriso di paroloni e concetti subliminali che, inevitabilmente, porterebbero a perdere di vista la sua vera natura, l'obiettivo primario per il quale si è evoluta nel corso dei secoli. Mi piace intenderla come un sentimento puro che sgorga dal cuore, pertanto meritevole di essere valorizzata come elemento iniziatico che fa di ogni essere umano un artista, senza nulla togliere ai grandi nomi del passato e del presente. E qui mi sembra già di sentire la voce dell'amico Maxs che sussurra al mio orecchio e grida a gran voce al mondo "altre pretese sono solo vanità". Parole? No, molto di più. Perché Maxs Felinfer non si limita solo a porre l'accento sul fatto che la sensibilizzazione umana migliora la salute della società, ma va ben oltre con una sola parola che racchiude un universo di emozioni e sensazioni:Seblismo. Una parola tanto graziosa, quanto priva di significato, che dà il nome al movimento artistico da lui creato negli anni Sessanta con il nobile scopo di conferire una nuova libertà all'arte, ponendola non al di sopra dell'uomo ma al servizio dell'uomo stesso come strumento per rispondere al suo bisogno di espressione e comunicazione.
Rosita Spinozzi (Italia) (Giornalista del Resto del Carlino)

RECENSIONI

E' una proposta liberatrice nella quale l'artista può manifestare la sua interiorità senza attenersi a regole convenzionali esterne; un invito agli altri e sopratutto a se stessi di mettersi in contatto con l'unica e vera corrente, quella creativa che esiste nel più profondo di ogni essere.
Quello che Seblie vuole rivalutare é ciò che di solito non ci permettiamo di esprimere: E' anche l'eterna domanda senza risposta dell'uomo di fronte all'indecifrabile: vorrei avere una risposta ad ogni domanda, una definizione per ogni spettatore, ma so che se le avessi non sarebbe necessario dare una sola pennellata.
Questo lo spirito per evitare malintesi, con cui devono essere letti i due manifesti seblisti, pubblicati da MAXS FELINFER nel 1967 e nel 1975.
Hector R.Paruzzo (Argentina) (Scrittore e padre del Seblismo)

L'artista contemporaneo si avvantaggia, nel suo difficile itinerario creativo, del continuo confronto con altre realtà culturali e la vicenda biografica dell'artista Maxs Felinfer, nel suo dipanarsi fra l'America Meridionale e l'Europa, ha certo contribuito ad accumulare un bagaglio di esperienze che si sono rivelate di fondamentale importanza per la formazione del pittore.
Dalle avanguardie di inizio secolo ha ereditato la volontà di rinnovare il linguaggio artistico, fondando un movimento, battezzato SEBLIE, che rivendica per l'uomo la possibilità di esprimersi, di raccontare e di raccontarsi senza doversi attenere a schemi preconcetti, a definitive scelte tecniche. Cosicché i dipinti di Felinfer presentano delle evidenti difformità, degli scarti che coincidono con le varie stagioni del suo pensiero, tanto da sembrare opere realizzate da differenti artisti.
Dopo un periodo caratterizzato da atmosfere surreali che davano corpo alle visioni oniriche partorite dalla sua fantasia, l'artista argentino propone oggi una serie di dipinti che svolgono coerentemente il medesimo tema grafico-pittorico: il titolo della mostra, ERMETICA, ci propone una suggestiva sfida esegetica, lasciando ognuno di noi libero di interpretare in modo personale il messaggio criptico che l'artista ci trasmette.
Prof. Stefano Papetti (Italia) (Critico e Direttore della Pinacoteca di Ascoli Piceno)

Nel processo di identificazione ci attribuiamo un nome, ci riconosciamo in esso, nelle nostre realizzazioni, in ciò che possediamo. Come spiegare altrimenti le nostre creazioni, i nostri miti, le religioni, il nostro proprio linguaggio, che cosa e chi siamo? Dio definisce se stesso nella Bibbia come: "Sono quel che sono". Come possiamo noi autodefinirci esseri umani, esprimere noi stessi, senza alterare l'essenza? Se pensiamo e riflettiamo su questo, non troviamo risposte ma silenzio.
Il silenzio per capire l'opposto della spiegazione. Quando questo stato è raggiunto si manifesta l'essenza, il reale, che non ha bisogno di essere definito con parole. Questo ci muove in una azione e per essa diamo forma all'esistenza.
Joe Osuch (USA) Attore "Dalla conferenza in UCLA"

Non so cos'è, però qualcosa succede in questa espressione che è simile a tante cose e a nessuna, che non produce la necessità di definirla bella o brutta, buona o cattiva, che in poche parole toglie la volontà di giudicare.
Magari per esaltare un'altra volontà, quella di rigirarsi come un guanto, sviscerarsi e manipolare fra i propri pezzi....Sempre che dentro si abbia qualcosa da manipolare. Un supremo gesto che differenzia l'uomo dalla pianta.
Ada Donato (Argentina) Scrittrice e Crittica d?arte"Giornale La Tribuna"

La ricerca costante di un linguaggio che permetta di esprimersi in maniera inobiettabile nel lavoro artistico mette al centro della manifestazione l'uomo contemporaneo. E' senza dubbio un'opera viva, un mondo sostenuto da leggi che contengono le più contraddittorie sensazioni, anche quelle che la nostra vergogna sociale ci vieta di riconoscere. Nel fare riferimento ad un'opera viva voglio soprattutto puntualizzare che il contatto con essa ci trasforma e ci anima.
Patricia Martinez Dufour (Argentina) Giornalista "Giornale La Capital"

"Conosco Maxs, oltre che i suoi quadri. Penso di conoscerne anche il pensiero, per quanto di questo sia consentito conoscere al di fuori dell'organismo che ne custodisce la fonte. E sono testimone di come la pittura sia solo una piccola parte dell'impressionante quantità di attività in cui riesce ad esprimersi compiutamente.
Nella sua teoria artistica, insofferente a qualsiasi costrizione ed inquadramento, c'è il suo assoluto rispetto della tecnica pittorica che pure ritiene necessario trasgredire per non confinare in alcuno schema precostituito la sua espressione.
Angelo Gabrielli (Italia) Poeta ( Dal catalogo "Ermetica")

Triste verità che spinge al pianto a lungo, a volte per sempre se non viene la sorte o la psicoanalisi a ordinare i significanti e a disordinare le agende, le fedi, gli amori, le abitudini, la vita. Ma Lacan lo dice con chiarezza: l'artista dice prima dello psicoanalista.
Schnitzler precede Freud, Margherite Duras insegna a Lacan, che si mette in posizione di umiltà nel cercare di apprendere da lei e da altri scrittori, come Joyce e Carroll.
Maxs Felinfer auspica e rivendica il diritto ad un linguaggio senza simboli prestabiliti, nel primo manifesto seblista, scritto nel 1967 e pubblicato nel 1969. Lacan opta per una pratica in cui lo psicoanalista opera facendosi oggetto dell'analizzante quindi non è certo un sapere prefabbricato a guidare una cura. Felinfer difende il diritto di usare un linguaggio proprio, erano gli anni dei movimenti pacifisti, i giovani credevano in un altro mondo possibile e cercavano di renderlo reale. Quello era il tempo delle comuni, ora è il tempo delle monadi.
Annalisa Piergallini (Italia) Dal libro "Seblie il ruolo dell'arte"

L'uomo ha creato il mondo comunicando. La creazione di linguaggio è un fenomeno che non avrà mai fine, perché senza fine è la necessità di trovare un'espressione sempre adatta a rappresentare il proprio universo interiore. Maxs Felinfer, come ogni uomo, costruisce, in relazione con il consorzio umano che lo circonda, il proprio linguaggio. Seblie, il nome che ha dato negli anni sessanta alla propria espressione artistica, è un linguaggio. Paradossalmente, però, è una parola che non ha significato. Seblie non è un'etichetta che possa rendere riconoscibile un prodotto, è una parola che richiede, a chi sia interessato, un impegno: quello di mettere in dubbio le regole dell'arte accademica, le idee preconcette per sondare la propria innata capacità di relazionarsi con l'oggetto della percezione sensoria e della sensazione che da essa scaturisce.
Roberta Lucianetti (Italia) Dal libro "Seblie il ruolo dell'arte"

Seblismo è un atteggiamento non arruolato in tendenze di moda, non interessato alle forme superficiali, per quanto carismatiche esse si presentino. E' molto più imparentato con l'uomo che non con ciò che l'uomo produce artisticamente, e lo ritratta come è e non come l'opinione generale vorrebbe vederlo.
Lontano da una visione superficiale dell'esistenza, il Seblismo si occupa degli stadi essenziali dell'essere, permettendogli di esplorare le sue più profonde sensazioni e pensieri. Al tempo stesso, da un punto di vista espressivo, lo libera dai requisiti castranti che le convenzioni impongono.
Se si rende necessario tralasciare l'arte riconosciuto dal consenso accademico, allo scopo di preservare un atteggiamento autentico dell'essere umano, sia con il nome del Seblismo o con qualsiasi altro, bisogna farlo.
Ed Marin Jr. (Usa) Fotografo "Dalla conferenza in UCLA"

"Se dovessi definire con una sola frase tutto il lavoro di Maxs Felinfer, prolifico e diversificato come è, direi: "una meticolosa e approfondita ricerca del linguaggio".
E' questo, in effetti, ciò che si percepisce come sfondo della sua opera. Il messaggio, i messaggi, sono a volte forti, duri, colpiscono con un vigore inaudito, altre volte, invece, sono velati da una sottigliezza che li fa appena percettibili, ma in ogni caso arrivano dritto al bersaglio: le nostre coscienze, le nostre anime, il nostro essere essenziale. Dietro al messaggio, però, è chiaro, è evidente, il bisogno di dire, di comunicare, di stabilire il contatto, e per riuscirci, l'artista cerca e poi utilizza in modo assolutamente libero, il linguaggio che considera più consono a ciò che vuole dire."
Patricia Mònica Vena
(Italia) Scrittice "Dalla presentazione della mostra Ermafroditus"

E' un registro misterioso e cosmico ad un tempo ciò che caratterizza l'opera di Felinfer, orientata verso un realismo magico che trascende l'oggettività della rappresentazione per richiamare sensazioni profonde, talvolta persino inquietanti, restituendo così alla pittura il suo ruolo poetico: la stesura pittorica meditata, i colori vivaci, la cura compositiva che presiedono alla realizzazione dei suoi dipinti, non mancano tuttavia di accordarsi con l'atmosfera sospesa e senza tempo delle sue composizioni che sembrano tentare una sorta di mediazione fra razionalità ed emotività, fra le ragioni della mente e quelle del cuore.
Prof. Stefano Papetti (Italia) Critico d'Arte Dalla presentazione del catalogo "Passatofuturo"

Nel preparare questa presentazione ho scoperto la semplicità della proposta, bastava superare la soglia dell'inerzia ed il miracolo accadeva. Sono passato dalla paralisi dell'osservazione all'atto della creazione.
Prof. Teo Bruyssnel (Olanda) Dalla presentazione della mostra a Harlem

E' un giovane del 1947, ma la sua maturità filosofica ed artistica viene certamente da altri tempi oppure da un'altra dimensione.
Succede che l'Arte ed il Pensiero di quest'uomo ci elevano alla visione che Pawls e Berger collocherebbero tra le immagini del loro Realismo Fantastico.
C'è di tutto nei quadri di Maxs, dalle insinuazioni mistiche e mitiche, alle composizioni profetiche, oniriche, tutto. Sarebbe un surrealista? Nessun "esperto" oserebbe affermarlo, malgrado sotto certi aspetti, lui sembra Dalì, in altri Tao Sigulda, Manritte o perfino Max Ernest.
Ciò nonostante non è un surrealista, come non è un accademico, anche se alcune figure nei suoi quadri appaiono pure e classiche come le figure di Rubens o Raffaello. Espressionista, impressionista …niente di tutto ciò.
Lo stesso Maxs Felinfer definisce le sue opere "non legate ad alcuno stile", opere sebliste…
(…)
Come Tao Sigulda, ormai arrivato alla dimensione di Maestro, Maxs Felinfer dipinge ciò che vuole, come vuole e in conformità a ciò che sente.
(…) i suoi quadri hanno sempre una strana luce ed una bellezza cosmica inebriante (…)

Tratto dall'articolo di Henrique Matteeucci del 13/11/1983 sul giornale brasiliano Diario Popular (Sao Paulo) Brasile

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