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MAXIMILIANO GUERRA:
"HO ANCORA TANTO DA IMPARARE"

Maximiliano Guerra, interprete dei più grandi balletti del repertorio classico e moderno, considerato l'erede di Nureyev sia per l'altissimo virtuosismo tecnico ritenuto senza uguali nel mondo della danza, sia per la magnifica capacità espressiva che mette al servizio della sua arte, recente interprete del "GALA' PER RUDY" in onore di Rudolf Nureyev affiancato da altri interpreti dal calibro di Anita Magyari, Roberto Bolle, Michele Villano, etc., ci rilascia questa intervista dove si confessa eterno perfezionista, in lotta perpetua contro un'immagene nello specchio che non sempre suol dargli il riflesso di una maturità tecnica ed espressiva riconosciuta ed ammirata per il pubblico dei più grandi teatri del mondo, dove Guerra distribuisce la sua carriera di "stella ospite" ballando con le più grandi compagnie del mondo.

F.: Ciao, Maximiliano, come va? allora, dopo tutti questi trionfi, hai ancora qualche sogno nel cassetto o li hai già realizzati tutti?

M.G.: No, sogni ne ho sempre, voglio continuare a sognare, penso che l'ultimo che una persona deve perdere per progressare nella vita, nel mondo e spiritualmente come essere umano è la meta, la meta dev'esserci sempre, ogni volta più lontana, per poter perfezionarsi.

F.: Allora, quali sono i tuoi progetti per il futuro? dove stai andando nell'immediato ed oltre?

M.G.: Nell'immediato, bè, continuare con la mia carriera come va, adesso stò preparando "La bisbetica domata" da presentare a Roma, a Stutgart e poi in una tourneé in Giappone. Dopodichè tornerò in Italia per far "Il lago dei Cigni" alla Scala e nell'Argentina in ottobre per far "Romeo e Giulietta"; bene, quello nell'aspetto professionale. Nell'aspetto personale penso portar avanti il mio matrimonio e la crescita di mia figlia Micaela, tentando attraverso lei di migliorare il mondo, o meglio, di migliorare il mondo per lei, tentando di creare più arte, per un futuro dove ci siano più spazi per l'amore, meno guerra, più verde, più musica, più poesia.

F.: E col tuo gruppo? Qual'è il tuo ruolo all'interno di esso? Sei più organizzatore o coreografo?

M.G.: No, fare il coreografo ancora non mi passa neanche per la testa, io formo gruppi per fare spettacoli come questo (la galà per rudy N. della R.) chiamo gente, anzi, no, in realtà io non la chiamo, loro mi dicono se sono disponibili ed io decido chi mi piace di più e chi meno per fare un buon programma. Ma in principio credo che ho ancora tanto da ballare, tanto da imparare ancora ballando sul palcoscenico, inoltre non voglio far due cose nello stesso momento, non si può pensare contemporaneamente a ciò che uno deve ballare nel palcoscenico e a ciò che uno deve creare, per se stesso o per gli altri. A me personalmente mi pare che quello di creare per se stesso un balletto è....una forma d'egoismo, d'egocentrismo, è molto "tutto resta in famiglia" e allora non mi piace.

F.: E coi coreografi con i quali hai lavorato finora, sei riuscito a rappresentare la tua espresività senza limitazioni? Sei riuscito a rappresentare la tua personalità da ballerino liberamente?

M.G.: Sì, sì perchè penso che se uno è intelligente tenta sempre di lavorare con persone che veramente ti chiedano il massimo, che ti porta a oltrepassare i limiti che uno stesso a volte si mette. Credo che oltre ciò c'è una sicurezza in sè stesso di poter esprimersi, no? Quel che io trovo nella mia arte, che è la danza, è la libertà di poter pensare e dire assolutamente tutto ciò che voglio nel palcoscenico, senza pregiudizi, senza violenza e allo stesso tempo aiutando me stesso.
Io credo che la libertà d'espressione è la cosa più importante nell'arte, soprattutto per quelli della mia generazione che abbiamo vissuto un'adolescenza di repressione generalizzata (la dittatura militare in Argentina, N.della R.), di non poter parlare, di non poter raccontarci, di non poter leggere determinate cose, perciò io valoro molto il significato della libertà d'espressione, di poter dire ciò che uno vuole con la sua arte.

Fedra Fo