POESIE
Joan Prade

Dolore tenaglia, virus in evoluzione
ristoro del secolo ammorbato
e prostrato alla gloria, che si nutre di martiri adolescenti.
Neofiti della libertà, schiavi di un esercito d'idee
intrappolati nel tempo seducente, canonico e catodico
come una nenia cantilenata negli angoli dei nostri abbandoni
crescono nelle braccia dei bambini in guerra
che i fucili indossano come una responsabilità.
Bevono il vino rosso delle sorgenti del corpo stuprato
riposano nel terrore dello sguardo fissato con violenza.
Guerra per la pace.
Confini per la comunione
amori che indugiano come gli spettri
e specchi, maestri-governatori-divinità cui desinare le colpe.

J. P.

Risuonano ancora i crepitii delle mitragliatrici
il fragore dei mortai che lambivano la periferia delle città
i boati dei missili che riempivano i cieli
le sirene, le urla dei primi travolti, le angosce di chi rovistava
fra le macerie i brandelli di un parente.
L'immobilità di un intero giorno vegliava il dolore dei vivi,
che estraevano corpi come radici dalla terra per seppellirli di nuovo.

J. P.

ore 3.44 - notte / mattina - sabato - 05 Aprile 2003

Vanità terza

Amplessi consumati fra le bombe dei mortai
Baci espulsi come bossoli
Morsi al tritolo
Carezze di kalasnikov.
Lacrime da sparo
Silenzi stillati dalle esplosioni
Versi della violenza
E gocce di seme, schizzi di fuoco
Tra le cosce impotenti negramente perpetrate
Amore nel mezzo della guerra.
Radici nel cemento
Nelle labbra della morte
Avida come il deserto arido
Vizio del Dio e dall'indifferenza
Trafitto, sgorgava dal cuore sgradevole
Il fiele di un'intera vita.
Così negli occhi bendati
Così nelle mani legate
Così nella solitude e nella morte, neppure quella d'amare
Negli amplessi del sangue
Fra le torture tremanti
Così d'atroce supplizio, carne di quale Dio?
D'istanti, così distanti alla luna deliranti guerra
Dissetavano la notte con il sapore fresco della meraviglia.
Con le fauci spalancate di un vampiro
Vanitoso, dava il via alla giusta guerra.

J. P.

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