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Usare la parola "reinterpretazione" nel caso di Valeria e' limitativo, le sue opere creano una scultura nuova, sono "sculture a sè" , generate da un sapiente mescolare di luci, da una conoscenza intima e profonda dell'ombra, da un avvolgimento paziente di sottili fili intorno all'oggetto, a mo' di ragnatela, facendo nascere da questo bozzolo un'opera mai banalizzata a riflesso, ma nuova, viva e personalissima.
Fotografie di Valeria Tarroni
Su sculture di fedra fo e Marina Menti

TERRE E LUCI
MATERIA ED IMMATERIA
SOLCO ED OMBRA

Sulle luci

Dall'incontro fra una fotografa e una scultrice e' nato un lavoro tutto centrato su un punto reso evidente dal mutuo avvicendarsi del modo di lavoro: laddove la scultrice usa la materia per modellare le sue opere, la fotografa usa la luce, creando entrambe dal nulla un'opera nuova, senza esistenza precedente.